Benedetta. Un nuovo soggetto per “Icone”

Tempo fa parlando con la mia amica Benedetta del mio progetto “Icone”, si è proposta  di “interpretare” per quanto possibile una situazione di Monica Bellucci ripresa in un paio di scatti apparentemente “rubati” mentre era a tavola con un piatto di spaghetti.

Benedetta mi ha portato un edizione di Vanity Fair Collection del 2015 Dove all’ interno c’è un articolo “Il cibo degli dei” dove tra altre “dive” c’è anche Monica Bellucci in una foto scattata nel 2003 per Vanity Fair.

Così ho incominciato a organizzare la sessione fotografica. Per la location ho chiesto all’amico Gilberto Rossi se era possibile scattare dentro al suo ristorante “Pepe Nero”,  Gilberto per questo progetto si è reso fin da subito disponibile, poi ho sentito Valentina per il trucco e parrucco quando poteva essere disponibile, dato che è in gravidanza, così abbiamo fissato per un lunedì pomeriggio.

Ci siamo trovati nel mio studio per i preparativi , per l’occasione ci ha raggiunti anche il mio amico Danilo che mi ha fatto da assistente scattando le foto di backstage con la mia Fuji X100F.

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Poi siamo partiti per andare al ristorante Pepe Nero,  lì insieme a Gilberto ho cercato l’angolo giusto per realizzare gli scatti , mentre le ragazze si organizzavano ho chiesto a Gilberto di prepararmi un piatto di spaghetti al pomodoro, come da foto originale.

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Così ho incominciato a scattare, in questa occasione mi son portato dietro il mio MacBook Pro per visionare in diretta gli scatti. Danilo nella veste di aiutante/animatore ha ordinato una, anzi due bordolesi di vino rosso, giusta’appunto per “allentare” i freni inibitori di tutto lo staff.

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Questi sono i risultati finali…

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Ringrazio tutti Benedetta, Valentina, Danilo, per avermi permesso di realizzare questi scatti, in particolare ringrazio Gilberto Rossi che ci ha messo a disposizione il suo ristorante e si è adoperato per contribuire alla realizzazione de questo mio progetto

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Di nuovo con Chidima

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Si con Chidima (si scrive Chidima , ma si pronuncia Cidima) avevamo già scattato insieme tempo fa, poi siamo sempre rimasti in contatto tramite i vari social, così l’altra settimana ci siamo sentiti e abbiamo deciso di organizzarci per scattare nuove foto, questa volta in esterni.

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Sono passato a prenderla e siamo andati in cerca di location abbastanza tranquille. Abbiamo iniziato da un semplice cavalcavia, poi un campo in aperta campagna per poter sfruttare il verde primaverile, dopo siamo passati a un sottopassaggio abbastanza nuovo della linea ferroviaria e per ultimo abbiamo fatto due scatti in stazione, dato che la dovevo riaccompagnare a prendere il treno.

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Edoardo e Valentina

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Edoardo e Valentina si sono sposati in un caldo pomeriggio di Luglio in Comune a Palaia, e più precisamente nel cortile retrostante. Sono partito con i preparativi da casa di Valentina, mentre mio babbo è andato a casa di Edoardo

Dopo la cerimonia abbiamo fatto un giro nel borgo di Palaia per poi andare al ristorante Al Pachino di San Gervasio, per finire la giornata di festa.

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Scansioni in Alta Risoluzione

_mg_4607Sulla scia del ritorno alla pellicola, (Kodak ha annunciato che a metà 2017 mette nuovamente in produzione la pellicola diapositiva Ektacrome), e anche per un ritorno al “vintage”, dato che ho notato che da un po’ di tempo c’è curiosità da parte dei giovani che ritrovano le “vecchie” fotocamere a pellicola, dei genitori o addirittura dei nonni, e hanno la curiosità di riattivarle, per “vedere cosa viene fuori”, e non per ultimo perché mi viene chiesto di poter “vedere” cosa c’è nei fotogrammi dei vecchi negativi o addirittura nelle vecchie lastre 9×12 trovate dentro i cassetti.

_mg_4605_mg_4614_mg_4616Per questi motivi mi son deciso a ricomprare uno scanner di qualità che scansiona in alta risoluzione sia fotografie sia trasparenti come negativi e diapositive, proprio per far “rivivere” le vecchie immagini e cercare di recuperare dei frammenti di storia.

Giacomo e Emili

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Sabato Giacomo e Emili si sono sposati nella Cattedrale di Santa Maria Assunta e di San Genesio, Duomo di San Miniato.

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Dato che Giacomo e Emili hanno già una bambina, per motivi di organizzazione abbiamo deciso di trovarci direttamente davanti alla chiesa, lui è arrivato con la propria macchina, mentre lei è arrivata a bordo di una vecchia Fiat 500, sono entrati in chiesa così  è iniziata la cerimonia, durante la quale è stata battezzata Alessandra. Devo dire che le cerimonie dentro una Cattedrale hanno sempre il suo fascino.

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Usciti di chiesa, dopo aver organizzato un “gruppone” con tutti gli invitati per la scalinata che porta in Piazza del Seminario, abbiamo fatto un giro veloce per San Miniato ritornando in Piazza del Duomo, per continuare la festa a Villa Sonnino dove si svolgeva il ricevimento.

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Matrimonio semplice ma organizzato bene.

Una foto è una foto, non una vetrofania

Copio e incollo un articolo da divulgare molto interessante di Luca Pianigiani di Jumper

UNA FOTO È UNA FOTO. NON UNA VETROFANIA (UNA BATTAGLIA DA COMBATTERE)

Una fotografia è un prodotto, da vendere; di conseguenza, da promuovere. Su questo punto, ci auguriamo non ci siano dubbi. Certo, la fotografia è molto di più, ma questo è solo un vantaggio per chi produce immagini: le fotografie servono ad un sacco di cose, e quindi sono anche “un sacco di altre cose”, ma questo non toglie il punto fondamentale, per chi lavora in questo campo: sono un prodotto da vendere.

Perché questo discorso? Perché sembra di tornare a quanto è stato tanto discusso un anno fa circa (pubblicamente e politicamente: se ne parla e ne abbiamo parlato da molto di più nell’ambiente) con lo slogan “Un libro è un Libro”, promosso dal Ministro Franceschini per allineare le aliquote Iva dei libri di carta a quelli digitali, che ha generato una aspra battaglia in sede di Comunità Europea, che ora sembra essere definitivamente passata. E’ arrivato forse il momento per aprire un altro capitolo, simile, e possiamo già coniare un hashtag:

#unafotoèunafoto

In cosa consiste questa nuova battaglia? La tematica è simile a quella dei libri, per certi versi più complessa (ma dovrebbe essere invece semplice, non c’entra nemmeno l’Europa, semmai i singoli Comuni). La storia è semplice, ed è nata da una richiesta di un’amica fotografa che mi ha fatto entrare in questo incubo (ovvero: ha condiviso con me il suo). Nasce da una richiesta davvero folle (perché #unafotoèunafoto, appunto) di una società che ha avuto l’appalto dal Comune dove questa amica fotografa ha un negozio per incassare le “tasse” relative alle “decorazioni”; una tassa che tutti i negozi pagano per scritte e insegne, ma che finora erano legate solo a questi elementi. La novità invece è che anche le immagini, le fotografie esposte, devono sottostare a questa tassazione, o almeno questa è la novità per il Comune in questione: va spiegato infatti che pur esistendo un Regolamento per l’applicazione delle imposte sulla pubblicità e sulle pubbliche affissioni (datata 1993), poi ogni Comune può interpretarlo e gestirlo con una certa autonomia, quindi può variare da Comune a Comune.

Questa “novità” (che anche le fotografie, e non solo le insegne, sono soggette a tassazione) mai comunicata prima, ha generato un doppio binario di richiesta:

1) Il pagamento della tassa
2) Il pagamento della multa per “omessa dichiarazione”.

Inutile dire che sono parecchi soldi. Ma la questione non sono i soldi (non solo questi), ma l’insensatezza delle due richieste:

1) Perché deve essere pagata questa tassa? (spieghiamo dopo)

2) Perché bisogna pagare una multa per omessa dichiarazione, se nessuno ha mai comunicato questa nuova richiesta (il fatto che “sia nuova” è frutto del fatto che mai è stata richiesta in passato).

Di tutto questo si deve e si occuperà un legale, ovviamente. Ma quello che vogliamo mettere in campo è una discussione etica e pratica, che riguarda la domanda:

“Perché bisogna pagare una tassa per l’esporre delle fotografie?”

Si, perché, come abbiamo detto all’inizio, la fotografia serve a tante cose, ma per un professionista che VENDE fotografie si tratta di un prodotto in vetrina; del SUO prodotto in vetrina. Come si fa a confondere il prodotto con una “vetrofania” che, in quanto elemento di promozione e pubblicità, deve sottostare a questa tassa?

Se qualsiasi elemento in vetrina deve essere considerato una “vetrofania”, allora chi vende scarpe le scarpe in vetrina cosa sta “esponendo”? Un prodotto che porta il cliente ad entrare e comprare, oppure è una “promozione” visuale e come tale tassabile? Cosa vende un fotografo? Una fotografia (tante fotografie), tra l’altro spesso confezionate in un album oppure su tela, su un supporto (anche adesivo, a dirla tutta…), ma il fatto che una fotografia sia “anche” un elemento usato per promuovere pubblicitariamente qualcosa non toglie la sua essenza primaria: per un fotografo è IL PRODOTTO, come una scarpa, come un pollo arrosto, come un vestito, come una lattina di una bevanda frizzante.

C’è qualcosa che non funziona, e in questo “malfunzionamento” ci sono interessi economici che tentano di dimostrare il contrario, anzi… in mancanza della possibilità di dimostrare l’ovvio, ovvero che per un fotografo una foto in vetrina è PRINCIPALMENTE il prodotto e non la promozione pubblicitaria del proprio lavoro, la tassa rimane, e qualsiasi discussione che allunghi i tempi dei pagamenti genera una crescita della multa e della mora. Bisogna fare qualcosa, e in questo ci si può avvalere di sentenze che hanno già riguardato un altro settore, quello del turismo, dove l’esposizione di foto di luoghi di viaggio e i relativi prezzi dei “pacchetti” sono stati considerati (e messi poi in discussione a livello legale) della pubblicità e non “il prodotto venduto”.

E’una discussione difficile, ma che bisogna vincere, quindi esortiamo gli organi competenti (per esempio le Associazioni di Categoria), a muoversi, partendo da questa nostra segnalazione. I fotografi hanno già un sacco di problemi, in questo periodo, hanno bisogno di lavorare e ovviamente devono pagare le tasse che competono loro, ma questa situazione deve essere chiarita, oppure bisogna cambiare la tassazione indicando che tutto quello che viene esposto in una vetrina deve essere sottoposto ad una tassazione: le scarpe, i vestiti, le fotografie, non ha senso che solo una categoria sia obbligata a questo “balzello”. Bisogna – per essere chiari nell’esposizione e nella creazione di questa linea di difesa – dimostrare che le fotografie sono il prodotto venduto, e non una pubblicità fine a se stessa.

Serve massa critica, servono sentenze, serve che tutti si mettano insieme a combattere una scorrettezza, e in questo serve il coinvolgimento di tutti, e su canali ben più allargati di quello che può essere Jumper. Condividi quindi questo post, usa l’hashtag #unafotoèunafoto e fallo sapere a tutti. Potresti non essere direttamente in questa situazione (perché forse il tuo Comune non ti ha ancora chiesto qualcosa in merito), ma prova a guardare nella casella delle lettere… la multa potrebbe arrivarti oggi stesso, o tra sei mesi… o tra un anno.

By Luca Pianigiani in SUNDAY JUMPER

Charlotte & James just married

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Un Sabato pomeriggio di metà Giugno, ho fatto un matrimonio di una coppia inglese a Villa Bucciano, matrimonio che mi ha passato una Wedding Planner con la quale collaboro, dopo aver documentato la vestizione dello sposo e della sposa, la cerimonia si è svolta in cima alla scalinata propio davanti alla villa, bellissima giornata, anche se si sono sposati alle 16 e 30 del pomeriggio faceva ancora molto caldo.

La situazione della luce non era delle migliori dato che mi son trovato a scattare con un forte controluce, per questo ho usato i flash a tutta potenza come luce di riempimento delle ombre, per il resto è filato tutto liscio.

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In questo tipo di matrimoni, quelli organizzati dalle Wedding Planner e specialmente quelli Inglesi, si nota la cura quasi maniacale dei dettagli.

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